Recensioni

New Move – Recensioni CD
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Lancio New Move di Adnkronos
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introducing joe slomp – recensioni CD
Last modified on 2009-03-17 04:03:39 GMT. 0 comments. Top.
| RaRo! (June 2001, page 18) |
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Musicista romano, quarantenne (vero nome Giuseppe Slomp), grande appassionato di jazz cosi’ come di rock, westcoast e soul, ha realizzato Introducing, registrato a Roma e missato a New York. Slomp rivisita senza paura di confronti (e ci riesce) il repertorio di Springsteen (All the Way Home e Living Proof, poco conosciute ma non per questo di impatto inferiore), cosi’ come di altri grandissimi artisti: Stevie Wonder (Smile Please), Joni Mitchell (A Case Of You), David Crosby (Guinnevere), Curtis Mayfield (So In Love), e la splendida Some Other Time di Leonard Bernstein (Fernando Fratarcangeli). | |
| Rockstar (March 2001, page 94, Section “Pearls – Hidden treasures in the sea of new releases”) | |
Ci vuole il coraggio della modestia per ammettere che si preferisce suonare la musica degli altri piuttosto che la propria semplicemente perche’ e’ piu’ bella. E ci vuole coraggio a confrontarsi con Bruce Springsteen, Stevie Wonder, David Crosby, Joni Mitchell e svariati altri eroi della generazione dei quarantenni. Ma Giuseppe Slomp, romano, trapiantato in Danimarca, affronta tutto con l’incoscenza dei folli e tira a lucido undici perle d’autore (Maurizio Iorio) | |
| Audio Review n. 211 (March 2001) |
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C’e’ un intenso profumo di inizio ‘70 in questo album (di cover) d’esordio dell’italianissimo (a dispetto del nome) Joe Slomp, suonato con una passione ed una disinvoltura almeno pari alla conoscenza che egli mostra di avere per le cose migliori (tra aneliti westcoastiani alla Joni Mitchell e pulsioni soul-music) di quel periodo critico delle faccende musicali a noi care.Il devoto e rispettoso omaggio agli ultimi barlumi del soul-pop si esplica con la scelta dei vari Bobby Womack, Stevie Wonder, Curtis Mayfield o Michael McDonald, prima che la “Febbre del sabato sera” omologasse tutta la musica nera nel calderone della disco. Ed in questo contesto non guastano due omaggi (”All The Way Home” e “Living Proof”) allo Springsteen meno usurato. Slomp ha quarant’anni, non ha velleita’ di fare tendenza ma solo voglia di porsi come elemento di raccordo con un certo tipo di musica intimista in voga una trentina di anni fa e oltre, che oggi e’ stata messa impetosamente ai margini del mercato discografico. E perche’ no, si propone anche come discepolo (illuminato) di quella corrente: ha infatti selezionato un pugno di classici cavalli di battaglia dell’epoca e li ha fatti suoi attraverso un positivo lavoro di reinterpretazione che perlomeno li ha corroborati di qualche sonorita’ meglio allineata con le odierne tendenze contaminative. Eccellenti sono gli arrangiamenti costruiti intorno alle canzoni, come ad esempio si puo’ sottolineare per l’uso discreto di una tromba a disegnare lo sfondo sonoro di “Guinnevere” di David Crosby. Ed a legare il tutto la voce di Slomp che possiede la duttilita’ necessaria a rendere i brani scelti proposte assolutamente personali. (Luigi Lozzi) | |
| Direct Reflections (Bose Magazine) (February 2001) |
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Il musicista-cantante romano, innamorato del jazz di Bill Evans, Chet Baker e Weather Report e della West Coast dei tempi d’oro, debutta in Danimarca assemblando, insieme alla tromba di Morgera, alle tastiere di Principato e alle chitarre di Mancuso e Micarelli, dieci cover d’autore rivisitate in chiave r&b, soul e jazzy. Nel cast: A Case Of You della Mitchell e brani di Crosby, Palmer, McDonald, Springsteen, Mayfield, Wonder e Bernstein. (Sergio d’Alesio) |
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| Musica! (Weekly supplement to the January, 25, 2001 issue of Repubblica) | |
![]() Fossero tutti come Joe Slomp, gli atlanti geografici potrebbero servire al massimo per incartare il pesce. Romano, 40 anni, al suo esordio discografico, Slomp sembra aver vissuto sempre a cavallo delle due coste degli Stati Uniti. Un orecchio sempre incollato agli amplificatori dello Stone Poney in attesa della prossima apparizione di Springsteen. Il suo album d’esordio è una raccolta di cover pescate negli angoli più diversi dell’immensa soffitta che ospita gli infiniti cimeli del pop made in USA: dalla Joni Mitchell di A Case Of You al David Crosby di Guinnevere, passando attraverso lo Springsteen di All The Way home e Living Proof per arrivare poi allo Stevie Wonder di Smile Please. In mezzo, le raffinate intuizioni del Michael Mcdonald d’epoca Doobie Brothers (Takin’it To The Streets), il pop delicato di Robert Palmer, il soul senza tempo di Curtis Mayfield. Il tutto amalgamato da un gusto per l’arrangiamento sofisticato e da una maniacale cura per il dettaglio sonoro, retaggio di una cultura musicale che non sempre ha trovato fortuna dalle nostre parti. Ma tutti quelli che amano l’America Di Bill LaBounty e di Bobby Womack, di Boz Scaggs e di Donald Fagen si sorprenderanno nello scoprire che dalle nostre parti esiste qualcuno che suona e pensa come gli eroi di quel pop elegante, vellutato, venato di jazz e mai sufficientemente apprezzato. (Andrea Silenzi) | |
| Car Stereo & FM n. 54 |
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Joe Slomp, a dispetto del nome, e’ italianissimo. Ma le sue passioni musicali ‘abitano’ nella West-Coast californiana e nella New York impregnata delle pulsioni soul-music (Bobby Womack, Stevie Wonder, Curtis Mayfield o Michael McDonald) di inizio Settanta. Un rispettoso disegno musicale per queste componenti permea il suo disco d’esordio, che pero’ mantiene una personale cifra stilistica che porta il suo autore a rivisitare quei brani in maniera moderna, non a scimmiottarli. Slomp non ha velleita’ di scalare le classifiche (avrebbe scelto ben altro materiale) ma con molta onesta’ cerca di tracciare le coordinate della sua formazione musicale e cerca di porsi come elemento di raccordo con un certo tipo di musica (intimista o in voga agli inizi degli anni Settanta e oltre) che oggi impietosamente e’ stata messa ai margini del mercato discografico. Gli arrangiamenti costruiti intorno alle canzoni sono eccellenti, come ad edempio si puo’ sottolineare per l’uso discreto di una tromba nella cover di Guinnevere di David Crosby. E poi c’e’ la voce di Slomp che possiede la duttilita’ necessaria a rendere i brani scelti proposte assolutamente personali. Ed in questo contesto non guastano due omaggi (”All The Way Home” e “Living Proof”) allo Springsteen meno conosciuto. | |
| Porta Portese – Rome (January 12, 2001) |
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![]() E’ un disco per palati fini questa produzione di Joe Slomp, romano di nascita, ma dall’anima cosmopolita, soprattutto per quello che riguarda la musica, che e’ dovuto arrivare alla soglia dei 40 anni per pubblicare questo suo primo CD (inciso per un’etichetta indipendente danese), che ci rivela in modo palese la sua passione per un genere musicale d’indubbia matrice americana, a meta’ strada tra blue-eyed soul e pop d’impronta fusion. Gia’ all’eta’ di 10 anni Joe inizia ad avvicinarsi alla musica grazie ad un organo Giaccaglia regalatogli dai suoi, ma presto trasferira’ il suo interesse sulla chitarra, che diverra’ inseparabile compagna delle sue acerbe performance vocali. Man mano che la sua tecnica migliora, aumenta anche la sua fame di musica che lo fara’ via via avvicinare a vari generi, dal rock al jazz, dal funk alla west coast e ad artisti quali Crosby Stills Nash & Young, Chet Baker Sarah Vaughan e Weather Report, tra gli altri. Gran parte della sua vita l’ha dedicata alla musica, suonando in molti locali di Roma, con formazioni che andavano dal semplice duo fino a gruppi di sei elementi e passando continuamente da un genere all’altro. Tutto questo suo background si riversa ora in questa raccolta di cover, magistralmente interpretate dalla sua calda voce e riarrangiate in modo elegante ed impeccabile, grazie anche all’aiuto di Stefano Micarelli, suo amico e collaboratore da molti anni. Nonostante gli autori dei pezzi scelti siano abbastanza diversi tra loro, come Curtis Mayfield, Stevie Wonder, Steely Dan, David Crosby e Bruce Springteen, Joe Slomp e’ riuscito a rendere tutto molto omogeneo. Questo non vuol dire che l’ascolto dell’intero CD risulti alle volte meno piacevole, anzi, le eleganti vesti sonore che Joe e Stefano hanno dato ad ogni pezzo, coadiuvati anche da altri abili musicisti, danno loro una svolta musicale diversa e sempre interessante, rendendo questa proposta discografica una piccola perla musicale in un mare di prodotti forse piu’ luccicanti ma assolutamente privi del calore e di tutte le emozioni che troviamo invece seducentemente qui. (Philippe Sacco) |
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| SUONO (December 2000, n.327) |
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Il musicista-cantante romano innamorato del jazz di Bill Evans, Chet Baker e Weather Report e della West Coast dei tempi d’oro prepara dei demo di cover spedendole ad una etichetta danese che decide di pubblicare Introducing grazie soprattutto all’alta qualita’ tecnoartistica del CD. Registrato a Roma e a New York il collage e’ una autentica sorpresa perche’ rivisita in chiave jazzata alcune delle migliori canzoni angloamericane degli ultimi 30 anni. L’apertura di A Case Of You di Joni Mitchell viene subito doppiata da una splendida visione atmosferica di Guinnevere di David Crosby arricchita dalla tromba di Fabio Morgera, la chitarra di Stefano Micarelli e le tastiere di Perpaolo Principato. Il viaggio diventa piu’ ritmico sull’onda di So In Love di Curtis Mayfield, la grande Woman’s Gotta Have It composta nel ‘72 da Womack & Carter e This Time It’s Real di Castillo-Bartlett-Kupka giocate fra soul, rhythm & blues e jazzy. Non stupiscono due cover di Bruce Springsteen: All The Way Home e Living Proof supportate rispettivamente dall’acustica di Vincenzo Mancuso e l’hammond organ C3 di Rob Arthur e dal quartetto Principato-Surace-Micarelli & Cecchini. Sui titoli di coda, solo per comodo, citiamo She Makes My Day di Robert Palmer, Smile Please di Stevie Wonder, Takin’it to the Streets di Michael McDonald e Some Other Time di Leonard Bernstein.[Sergio d'Alesio] |
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| Time Out – Rome (November. 23-29, 2000, anno 4, n.46) |
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![]() Con particolare gioia vogliamo segnalarvi il disco d’esordio di un artista romano (il nome è d’arte ma il cognome è il suo) che per anni ha calcato i palchi dei più importanti club della nostra città e che ora esordisce come raffinato interprete di una splendida raccolta dal repertorio della migliore canzone d’autore americana. Joe candidamente ammette di aver voluto presentare un disco di cover perché: “amo questa musica più di quella che scrivo”, e perché, aggiungiamo noi, le sue doti di interprete sono di assoluto rilievo e non sfigurano con operazioni straniere, anche di notevole successo comerciale. La scelta dei brani evidenzia l’eclettismo di Slomp, che affronta con la stessa naturalezza il soul di Curtis Mayfield, Stevie Wonder e Bobby Womack, la west coast di David Crosby, riarrangiata alla Steely Dan, il classico dei Doobie Brothers Takin’it To The Streets, due chicche poco conosciute di Springsteen, e la grandiosa Some Other Time di Leonard Bernstein. Dai solchi (come si sarebbe detto ai tempi del vinile) traspare un sincero amore per queste magnifiche canzoni e per i grandi autori che sono alle loro spalle. Ma la bellezza sta nel modo estremamente personale con cui sono state affrontate e riarrangiate. Va sottolineato inoltre che il disco è suonato da grandi musicisti romani, tra i quali segnaliamo Stefano Micarelli che ha curato la maggior parte degli arrangiamenti. Per informazioni il sito internet è www.jslomp.it [Luca Raimondo] | |
| new soul (November,21, 2000) |
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Con molta probabilità avrete difficoltà a reperire questo compactessendo prodotto da una etichetta indipendente, vale però la pena di cercarlo e di comprarlo. Italiano e grande estimatore della buona musica[...](testo completo su newsoul.it) (Federico Grilli) |
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| Joni Mitchell Discussion List (November,14, 2000) |
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![]() [...]questa e’ una super raccolta di canzoni. E’ come se Joe mi avesse letto nel pensiero e suonato tutti i miei artisti preferiti! Doobie Brothers, Stevie Wonder, Joni, Bruce Springsteen….che?- niente XTC o Tom Waits? :~) Joe e’ un cantante dotato di gran talento. Le canzoni che ha scelto non sono canzoni facili. E’ un blue-eyed soul singer, la sua voce e’ molto duttile, puo’ tirare fuori un grido soul o un soffice sussurro. E i musicisti su questo disco sono sbalorditivi! Non li conosco, ma scommetterei che sono tra i migliori musicisti di studio presenti in quella parte del pianeta. Ecco una veloce carrellata sulle canzoni: 1. A Case of You – Questa la metteremo sul Volume 12 (una raccolta di cover di canzoni di Joni Mitchell, da musicisti tutto il mondo – ndr). Grazie Joe per averci permesso di farlo. Questa sara’ una ottima opportunita’ per farti ascoltare in giro per il paese, o per il mondo. E ci sono anche dei bei commenti so Joni (nel booklet – ndr). 2. Guinnevere – Questa e’ quella che emerge rispetto alle altre! Immaginate Steely Dan che si ripassano questa canzone, facendole un trattamento tipo “Home At Last”, e forse riuscirete a farvene un’idea. Bisogna ascoltarla per capir: Kakki, ovviamente ti ho pensato quando ho ascoltato questa chicca! E’ una canzone da “OHMIODIO”, da restare a bocca aperta! 3. So In Love – Una canzone di Curtis Mayfield, suonata come nei dischi Stax/Volt, ottima sezione fiati e quel suono di organo alla Booker T. Molto carina. 4. Woman’s Gotta Have It – Questo brano di Boby Womack e’ probabilmente conosciuto ai piu’ per la cover fatta da James Taylor. Questa di Joe e’ simile nell’arrangiamento a quella di Taylor, ma molto piu’ funk e jazz, e il basso di Andrea Cecchini ne rafforza la struttura, fortificata dalla solida batteria di Marcello Surace. Pensate ad Hall & Oates e a quelle armonie da soul bianco per le quali erano famosi, e vi avvicinerete parecchio. 5. This Time It’s Real – Questa sarebbe un GRANDE successo in SC, dove ingoiano pezzi “beach music” come questo! Questo pezzo riempirebbe la pista in un attimo. E’ il saluto di Joe ai Tower of Power, e il pezzo e’ potente e bello. 6. All The Way Home – Il primo dei due pezzi di Springsteen inclusi nel CD, questa e’ poco conosciuta, un pezzo che Springsteen ha scritto per Southside Johnny. E l’arrangiamento e’ al minimo, solo la voce, una acustica ed un tappeto di organo. Grande gusto, grazie per averla tirata fuori, Joe! 7. She Makes My Day – Un brano di Robert Palmer, il mio meno favorito del disco. Forse perche’ mi mancano tutte quelle bambole delle quali Palmer si circonda nei suoi video! :~) Detto cio’, e’ comunque una canzone carina, non all’altezza delle altre gemme nel disco. 8. Smile, Please – Un’altra GRANDE vincitrice! Non ho mai ascoltato nessun altro rifare questa canzone, che e’ ovviamente un pezzo di Stevie Wonder da Fulfillingness First Finale. Joe rallenta il tempo un pochino e la fa diventare un fuoco funky che brucia lentament! Joe riesce a far venir fuori la gioia dalla canzone, questo e’ certo! Non ci sono molti cantanti che avrebbero il coraggio ti affrontare l’estensione di note e lo scat come hai fatto tu! 9. Takin’ It To The Streets – Ma scherzi? Questa e’ veramente forte. Joe e compagni prendono questo pezzo dei Doobies e gli danno una ripassatina jazz. La voce di Joe ricorda quella di Michael McDonald comunque (quando vuole, vi ho detto che e’ un camaleonte!), e il pezzo e’ anche degno di nota per l’ottimo lavoro al piano di Pier Paolo Principato. Il tutto da’ decisamente una nuovo suono al pezzo. 10. Living Proof – L’altro pezzo di Springsteen nel disco, e’ un bel brano che parla della gioia che si ha nell’avere dei figli. Joe ne ha due, Alice e Martha, e so che ad entrambe e’ stato dato il secondo nome di “Joni”. Comunque, questo arrangiamento e’ davvero unico, l’ottimo apporto della chitarra di Stefano Micarelli e la propulsione della batteria-locomotiva. Ho sempre amato questa canzone, Joe, apprezzo molto il fatto che tu l’abbia aggiunta al tuo disco. 11. Some Other Time – Un brano di Leonard Bernstein, del 1944, una chiusura meravigliosa, con il solo Joe insieme ad Andrea Beneventano al pianoforte. Una bella canzone che non conoscevo, “proprio quando il divertimento comincia, arriva il momento di andare”, ma, il disco e’ gia’ finito? Questo e’ veramente un gran bel disco. Ben fatt, Joe, e manda un “grazie” ai tuoi musicisti – sono stati MERAVIGLIOSI |
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| Il Mucchio Selvaggio [The Wild Bunch], Italy n.417 (November, 7-13, 2000) |
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![]() Il titolo dell’esordio di Joe Slomp suona insieme come un biglietto da visita e una promessa di tornare presto per un’opera seconda. Magari per un’intera carriera che parta proprio da qui, dalla passione nutrita e coccolata nel tempo dal musicista romano per la canzone e le sue sfumature piu’ classiche. Un esordio a quasi quarant’anni, molti dei quali passati a far altro con la musica nei ritagli di giornata. Ma e’ altrettanto evidente che la vera spinta emotiva di Joe siano proprio le canzoni della sua crescita umana. “Introducing”, registrato a Roma, missato a New York e pubblicato in Danimarca, e’ proprio questo: un disco di canzoni e di passioni. Sostenuta da una band impeccabile sul piano tecnico e formale, la voce di Joe Slomp sorvola le rese calde di brani piu’ o meno noti e piu’ o meno classici. Ci sono “Guinnevere” [...]. L’atmosfera e’ rilassata, i toni riflessivi, i suoni rotondi e vagamente patinati. Qua tracce di manierismo di genere, la’ echi del Van Morrison piu’ soul, ma quel che conta e’ che questo disco sia l’inizio di qualcosa che verra’. (G.T.) |
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Ci vuole il coraggio della modestia per ammettere che si preferisce suonare la musica degli altri piuttosto che la propria semplicemente perche’ e’ piu’ bella.
C’e’ un intenso profumo di inizio ‘70 in questo album (di cover) d’esordio dell’italianissimo (a dispetto del nome) Joe Slomp, suonato con una passione ed una disinvoltura almeno pari alla conoscenza che egli mostra di avere per le cose migliori (tra aneliti westcoastiani alla Joni Mitchell e pulsioni soul-music) di quel periodo critico delle faccende musicali a noi care.
Fossero tutti come Joe Slomp, gli atlanti geografici potrebbero servire al massimo per incartare il pesce. 

Con molta probabilità avrete difficoltà a reperire questo compact
